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A un anno dalla
costruzione della prima chiesa si decise di porre mano alla costruzione di
un convento;
ciò per garantire la regolare officiatura del santuario, ostacolata dall'
affluenza sempre maggiore di fedeli,
in seguito alle miracolosi guarigioni che vi accadevano.
Nell' inchiesta promossa dal Comune nel 1430 si narra che due vicentini,
Michele degli Orefici e Gaspare Tomasini, si recarono a Venezia e parlando
della nuova chiesa di Monte Berico e dei prodigi che vi si compivano,
arrivarono ai frati dell' Ordine di Santa Brigida,
che nella Serenissima disponevano del monastero di Santa Giustina.
Si definì in breve una convenzione tra il Comune di Vicenza e l' Ordine,
e dal Natale di quell' anno il monastero cominciò ad essere abitato da
cinque religiosi,
presieduti dal priore
fra' Giovanni Ser Mini dei Brunacci di Firenze, figura di particolare
spicco nella sua congregazione.
Ma i lavori allora non erano ancora conclusi: solo dopo quella data si
pensò infatti all' esigenza di un coro riservato ai monaci, collocato, a
causa del suolo scosceso,
a ridosso del margine orientale dell' aula della chiesa, di ridotte
dimensioni (dato lo scarso numero di religiosi) e collegato all' aula
stessa. (fig. 1, riquadro colorato).
In altri documenti si parla di altri spazi conventuali: del chiostro, del
refettorio, di un dormitorio al piano superiore.
La costruzione ha dunque avuto fasi diverse, che hanno dovuto tener conto
non solo dei mezzi economici disponibili, ma anche delle notevoli
difficoltà del sito, che cadeva a strapiombo alle spalle della chiesa.
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